| Alpe Baitridana (dall'omonimo dosso boscoso soprastante): da notare oltre al buono stato dell'impianto paesaggistico, gli splendidi, vari, piccoli casèl per la conservazione del latte. |
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| Vecchio caalècc per la lavorazione del Bitto appena sopra l'alpe Piazza; bellissimi i pianori sommitali del Baitridana, sulla cui costa è possibile trovare un interessante masso con incisione cruciforme, probabilmente confinario. La zona in generale è conosciuta per i suoi ritrovamenti di massi coppellati (vedere link risorsa in fondo). |
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| Stallino sottostante l'alpe Pedroria. La posizione di tutti gli alpeggi della valle è estremamente panoramica. |
| Bàrech nell'alta Val Roncaiola, raggiunta con un traverso su sentiero segnato Cai molto disagevole. Presenza di camosci, galli forcelli, vipere. da questa si ritorna verso l'alpe Pedroria passando da altri piccoli alpeggi (Alpe Eterna). Nonostante il luogo molto isolato, l'alpe è ancora utilizzata da equini. |
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| La zona della baita Eterna presenta diversi recinti litici ma sembrerebbe priva di incisioni. Sullo sfondo a sinistra la IGM riporta una "Cima della Paglia", molto probabilmente il toponimo deriva dalla pratica di taglio di erba magra sulle sue pendici. |
| La grande abbondanza di acqua si nota anche dall'onnipresenza di sorgenti e abbeveratoi in tutta la zona. In loco un masso coppellato; si è appena sotto la Pedroria, che invece presenta, appena a monte della stessa, diverse incisioni recenti (caratteri alfabetici, in un caso riquadrati). |
| Caalècc ancora molto in forma, pare appena risistemati, nella conca sottostante la Pedroria, in alta val Roncaiola. |
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| Colchico autunnale ai piedi della Corte Grassa; il prato da sfalcio concimato è il suo habitat ottimale. |
Per ulteriori informazioni riguardanti la presenza di petroglifi schematici in zona, rinvenuti e studiati tra la fine degli anni '90 e i primi '00, rinvio al seguente articolo:
https://www.academia.edu/11180141/Petroglifi_schematici_nella_valle_del_Bitto_di_Albaredo
RACCONTI E DICERIE
Di notevole pregio naturalistico è la zona di Costa Imagna che fa capo alla grande “gola” rocciosa nella quale oggi purtroppo confluisce grande parte della rete fognaria del comune. A monte di questa si trova oggi il vecchio lavatoio, dalla notevole struttura architettonica, che doveva servire tutta il circondario. Quel che desta più interesse, in virtù di isomorfismi ed assonanze tra contesti simili in tutta la valle, è la piccola cavità rocciosa che si spalanca all’interno dello stesso lavatoio, sua fonte. Questa è uno stretto budello calcareo buio e umido che forse ha dato origine alla leggenda della Fömnì, misterioso spirito femminile che si diceva dimorasse in quel luogo. Lungo l’arco alpino vi sono diverse testimonianze di esseri affini a questo, intenti a lavare panni o a svolgere altre occupazioni tipicamente femminili – la stessa famosa Corna Büsa, cuore del sacro vallivo, ha una sua leggenda similare. Nei pressi del lavatoio si trova inoltre una cappelletta votiva dedicata alla Madonna.
La cappella del “Ciàpa”
Similarmente a quanto appena esposto, tra i faggi e le valli strozzate nella
dolomia principale che precipitano in dirupi e crepacci ai piedi di Costa
Imagna verso il fondo della valle, si trova la santella del Ciàpa, di incerta
origine – probabilmente un ex-voto di un abitante soprannominato così – che
raffigura al suo interno una Madonna della Corna Büsa. Poco oltre si trova la
località detta Foppa dell’Acqua, con una sorgente e un piccolo riparo naturale.
Il nostro appello ai conoscitori della zona è di farsi avanti nel testimoniare
eventuali racconti legati a questo luogo o al lavatoio della Fömnì.
La Madonna di Raal
L’intensa devozione sentita nei confronti della figura femminile della
Madonna trova riscontro anche in questa località. A Rale, un’effige della
stessa era posta – e probabilmente lo è ancora, dobbiamo verificare – tra le
alte fronde di un faggio secolare, ed era meta di processioni e probabilmente
rogazioni al chiarore dei lumini; non risulta però dalle fonti il preciso
momento annuale in cui avvenivano tali processioni.
La “pesca degli infanti” alla Serrada
Ancora un luogo d’acque e ancora presenze femminili: si diceva che le donne
gravide, dopo una faticosa camminata a piedi scalzi, si portassero a un certo
invaso d’acqua della Serrada (antico toponimo dell’odierno Resegone) che
abbiamo associato alla grande pozza di abbeverata della Forcella Alta, unico luogo
con caratteristiche tali in questo territorio arido. Vi si recavano, si diceva,
per pregare e tornare così alle proprie dimore con il figlioletto appena
“pescato”…
Strani rumori dal sottosuolo tra Redunda e Monte
Tesoro
Portandoci in località Redunda, qui si raccontava che vi venissero seppelliti gli
equini morti, segno probabile della presenza di qualche pozzo o abissetto
carsico in loco. Questi, la notte, si “facevano sentire” scalpitando
furiosamente dal sottosuolo. Il tema dei rumori sotterranei, boati e strane
vibrazioni è ripreso in un altro racconto riguardante il Monte Tesoro: echi
spettrali di collisioni e franare di sassi si avvertivano (e si dice si
avvertano ancora) soprattutto durante i temporali lungo i versanti
torredebusini del monte, mentre dalle parti di Costa Imagna era comune sentirli
dopo il tramonto nei pressi delle tribuline poste lungo le antiche mulattiere
alle sue pendici. Un immaginario “infero” che potrebbe trovare una spiegazione
geologica nella già citata abbondanza di fenomeni carsici tipica della zona –
ma lasciamo alla geologia una parola a proposito, se mai vi sarà.
Spettri e strìe
Immancabili infine i racconti riguardanti le ombre dei morti: a Novembre, lungo
le mulattiere di Costa, si diceva fosse comune l’incontro con gli spettri dopo
il tramonto, e per questo si raccomandava alle donne di coprirsi il capo nel
caso dovessero uscire di casa. Rimane labile traccia invece della secolare
paura di streghe e creature affini: sembra però che si sospettasse non poco dei
gatti quali agenti del maligno o strìe camuffate e pronte a recar danno.