mercoledì 20 maggio 2015

Doxa II : ricercare l'esperienza formativa, che garantisca un futuro nel campo del


O discepolo!
Se la cerchi, soffrirai;
se la trovi, nascondila;
se te ne servi, nessuno lo sappia.
Il vero filosofo
deve rimanere ignoto.


Vivo del disinteresse di matrice cosmica e della disintegrazione di ogni supponenza intelettuale, rimanendo ancorato alla vita, nella sua accecante luce vibrante di cruda tenerezza; nella negazione assoluta di quel che oggi è dato come indubitabile ai limitati sensi delle masse.
Queste pretese di "realtà oggettiva" nei confronti di tutto, e ridicolmente soprattutto di ciò che è proprio allo spirito, e che hanno portato alla disumanizzazione, all'ineluttabile meccanizzazione dell'uomo - Kali Yuga - queste pretese connaturate al mondo psichico odierno, volto esclusivamente all'esterno del sé, alla ricerca spasmodica dell' "esperienza"  e della "novità" fine a sé stessa, sono gli squallidi riflessi di una civiltà morente di una vecchiaia demente, il ritorno postumo ad una infanzia cadaverica.
Questo approccio "esteriore" è proprio ciò che non permette la comprensione di quello che deridete e temete.
L'ultimo - forse eterno - gesto eroico è la capacità del totale dimenticarsi, attraversare l'abisso, scagliarsi con la lenta fermezza della marea crescente al di là dei propri residui identitari, per risorgervi radiosi, nel riso scheletrico della Volontà profonda oltre le banali concrezioni dell'Io, nel sublime mutismo del desiderio incarnatosi.
Ma quanta forza, noncuranza e corrosiva ironia portate all'estemo prima di tutto questo?
L'infanzia fisica non è che l'immagine di numerose infanzie che si succedono nella storia dello spirito sulla via dell'iniziazione; la risata del folle si perde nell'invocazione del mago mentre secoli di sogni si succedono precipitando nella notte. [immagine : V.Hugo, pianeta Saturno , 1850 ca]

giovedì 16 aprile 2015

Le Orobie: narrazioni paurose

Antiche paure alpine bruciano ancora come braci stanche di fuochi estinti – i loro imprevedibili bagliori sfavillano sempre nel buio delle fresche notti rurali.
Si diffondono capillarmente nel gioco di mille varianti lungo le vie dimenticate delle contrade abbandonate*, attraversando le valli più cupe, dove l'impenetrabile silenzio invernale è rotto solo dal pigro gocciolio dei magri rivi pronti a infuriarsi alla prima pioggia...
Storie e fatti che, raccontati dalla viva voce di chi ancora le aveva vissute, sono come relitti affioranti da abissi psichici primordiali e quasi impenetrabili; una chiave per una loro nuova assimilazione sta nel legame col territorio nel quale esse radicano da secoli. Sono le nostre montagne, picchi rocciosi slanciati in cristalline lontananze fuori dal tempo, ma anche bűs e pallidi abissi vertiginosi, fessure che come improvvise ferite si aprono lungo le pieghe più recondite dei pendii.
Storie antiche, si muovono nelle frivole brezze dei giorni di marzo, libere braci nei venti, prendendo forma nell'animo non appena l'ombra della notte si scolpisce nel crepuscolo. Paure che sorgono ancora dagli eterni simboli universali. Nell'animo ne ritrovo un vivo ricordo che forse non c'è mai stato, la loro infanzia segreta.
Ecco allora di nuovo creste e faggete, dirupi e ruderi di baite, le solitudini dell'alpeggio e la stalla viva nella notte di san Silvestro, il fondo più buio della valle. Il segreto di rendere un mondo vivo è pensarlo e crederlo vivo: questo sentimento si palesa già, spesso, dai nomi popolari dei luoghi. Valli Scure o Fosche, distanti decine di chilometri ma omonime, si popolano delle medesime paurose creature – morti, chimere, streghe,
folècc ; buchi e cavità sperduti sui versanti solitari dei monti divengono antri diurni di mostri o bande di banditi.


Qui di seguito una piccolissima selezione orobica di luoghi che conservano in sé un senso che va oltre quello della sensazione o del “leggendario” da turista medio. In realtà, basta uscire appena di casa per trovare questi affascinanti intarsi di narrazioni senza tempo – basta saper dove e come cercare....
-
Valle Bellbier / Fosca, Poscante di Zogno: streghe
-Massiccio della Presolana : mostri, la
Cavra Besula; nani e molto altro
-Val Fosca di Torre dè Busi: mostri, morti.
-Monte Alino e zona Vaccaro, Parre: i cagnì di Altrech e la caccia morta (questa ovunque o quasi nelle Alpi); morti e spettri.
-Grotta dei laghetti, Sorisole: antro di un mostro alato simile a un drago, custode di tesori. Il suo altro luogo d'elezione è la Corna Rossa di Zogno.
-Valmarina di Ponteranica, località
Gnomi: si sussurra che fosse luogo di innominabili rituali pagani.
-Gli sfondrach della Val Vertova: folècc e omì.



*l'abbandono consiste anche nel rinnovo e ripopolamento di tali contrade slegati dalle loro funzioni tradizionali.

domenica 22 febbraio 2015

Sigilli e scrittura

Un sigillo, generalmente, di qualsiasi tipo esso sia, porta in sé diverse interpretazioni funzionali. Prendendo come esempio un sigillo nella sua forma più comunemente riconosciuta - il glifo - si possono avere, tra le varie possibilità da me conosciute per ora:
- sigillo come mezzo grafico astrale utile alla realizzazione della propria volontà direzionata in un desiderio (l'esempio è il metodo della sigillazione di A.O.Spare)
- sigillo come  mezzo di conoscenza in sé ottenuta per mezzo della meditazione sulla sua semplice propria forma grafica e corrispondenze relative (es. molte rune, i Tattva, l'Occhio e la Mano...)
- sigillo come varco astrale in grado di proiettare la coscienza dell'operatore nel piano - o entità - che questo rappresenta (es. tutti i glifi di entità, intelligenze, etc).
Il sigillo si configura come un incanalatore di energie universali sottili e indifferenziate, che si caratterizzano attraverso la sostanza e la forma del sigillo stesso e vengono soggettivamente ri-attivate e vissute dall'utilizzatore.
In questo senso è possibile collocare tra i sigilli dei più diversi tipi, a mio avviso, anche la scrittura che compone le opere letterarie inerenti all'esoterismo, a patto che queste siano frutto del lavoro di veri e propri iniziati - in caso contrario, il praticante che si accinge alla lettura di opere di scarsa qualità sarà assai facilitato nel discernere tra le vaire forme del ridicolo dalle quali questo ambito letterario è invaso.
Questo è uno dei segreti della natura elitaria della Magia.
Chi praticando avrà sottomano i più diversi testi dalla provata affidabilità, antichi o moderni, inerenti al proprio percorso, si accorgerà forse che il loro comportamento non differisce molto da quello proprio dei sigilli materializzati sotto altre forme: le frasi che compongono queste opere, spesso ermetiche a una prima lettura, rivelano significati e immagini nascoste una volta che sono trascorsi tempo ed esperienza; quello che inizialmente appariva come assurdità priva di senso può trasformarsi in guida e suggerimenti di cui tener conto. Ciò non significa che gli autori vadano volontariamente ad occultare la loro sintassi sotto coltri simboliche per nascondere al profano cose che egli potrebbe comunque comprendere qualora fossero espresse in un linguaggio più semplice; si tratta piuttosto, secondo me, di una compenetrazione tra una scrittura che racchiude in forme più o meno efficaci delle verità essenziali e la struttura esistenziale del lettore, che lungo il suo percorso va ad interiorizzare in senso sovra-razionale i contenuti della sua lettura, modificandosi di conseguenza.
Nell'apparente immobilità della parola scritta si cela quindi, talvolta, la vibrante energia delle potenze cosmiche, che può essere colta e fatta crescere nell'esperienza individuale del praticante.

lunedì 19 gennaio 2015

Chimere

Il lato oscuro dell'albero della conoscenza presenta tradizionalmente percorsi, tunnel, sentieri di difficile percorrenza dal punto di vista esistenziale. Le tremende forze del caos sono per loro stessa natura quasi inafferrabili, frammenti di potere lucidi come specchi neri, assolutamente presenti ma inumani, su un diverso piano rispetto al nostro. Addentrandosi in questi tunnel si può facilmente comprendere il senso originario delle forze ctonie, l'aggregarsi di vibrazioni primordiali al di là della natura. L'errore fondamentale del "curioso" di oggi è il tentare di afferrarle attraverso schemi conoscitivi moderni: i disturbi mentali che ne possono conseguire sono in tal caso del tutto giustificabili. Per comprendere il Caos, ancora una volta, bisogna accoglierlo in sé.
Demoni, forze sotterranee, divinità oscure, manifestano configurazioni psichiche dell'elementare, ben oltre il limite del linguaggio, nate dal caos dei primordi, e il loro potere è grande in quanto scaturente dall'indifferenziato.
Le loro forme bizzarre dai tratti ferini, spesso fortemente connotate sessualmente, le loro maschere antropomorfe dall'apparenza posticcia, sono tutte emanazioni visibili di un'unità chimerica fondamentale - come tentacoli informi di un polpo mostruoso che striscia negli abissi del cosmo.
Mentre le forme della Luce si cristallizzano in un'eternità quasi crudele, le ombre liquide del sentiero sinistro accolgono nel fioco baluginare del loro ventre la sostanza dell'infinito.
(immagine di T.Ketola, dalla Tabula Obscura)


giovedì 20 novembre 2014

Iniziazioni


In questi momenti dai colori incerti, riavverto la sporadica sensazione di dover a volte tornare ai luoghi primevi, dopo aver vissuto mondi rarefatti di roccia e aria che lassù eternamente attendono.
Quando hai visto cose scolpite nel reale cristallino dei primordi, e intravisto in esse bellezze ignote in grado di forgiare quel poco che sarai, è talvolta ora di tornare laddove la sensibilità è sorta dai meandri della giovinezza.
A volte si ha la fortuna di resuscitare da quei luoghi antichi come un'altra essenza impregnata di essi.
Quando ti accorgi  che la vita è come un lampo effimero esploso nel ventre di un universo morto, un'ebbrezza il cui potere fluido risuona enorme e sottile nello spirito.
Allora non si è che ombre solitarie che arrancano nelle sperdute, altissime lontananze di praterie di rododendri insanguinati alla luce risorta della primavera.
Ho avuto così tanto da quei luoghi percorsi dai silenzi, vertigini sui baratri pallidi delle creste calcaree al tramonto, subito baciate da un'ombra fredda, sempre più fitta, solidificatasi nei secondi che trascorrono, e quella solitudine primordiale che sorge in tutto il suo potere annichilente e le sue infinite possibilità con il calare della notte sugli anfratti delle foreste, sugli eterni silenzi dei ghiaioni.

La consapevolezza del freddo senza tempo dell'inverno sulle montagne, le rocce sempre più scure nella sera mentre arranchi tra nevi e abeti senza desiderio, riempito solo dalla tenebra incombente, vero argine contro il caos idiota dei nostri giorni. Nella paura primordiale la liberazione, un rapace nero che ti strazia le viscere psichiche appena prima che il sole materiale sorga. Non ci sarà gloria nella conoscenza - solo il silenzio.

Non ci sarà onore nel potere, ma solitudine.


lunedì 21 luglio 2014

Il sentiero oscuro


Il contatto e il lavoro con forze spirituali  più o meno "oscure"  non è certo una novità: da secoli, all'interno di culture non condizionate da visioni troppo dualistiche del manifestato e non, l'approccio infero alla sfera dell'essere ha condotto a pratiche definibili come "controverse", almeno dal nostro ristretto e usuale punto di vista moderno.
Qui esporrò brevemente qualche soggettiva impressione a riguardo, riferendomi in particolare al sistema esoterico del Dragon Rouge, incentrato sulla qabalah qliphotica.
Le energie in gioco qui sono molto diverse da quelle alte e luminose dei sistemi più usuali. La sensazione di estraneità e la mancanza di controllo nei confronti di queste sono caratteristiche preponderanti, tanto che divengono inconfondibili segnali della loro presenza dopo un certo periodo di accostamento ad esse. Il grembo terrestre di queste energie è la proteiforme oscurità di Lilith, e la loro vibrazione - mi si perdoni l'uso di tale termine abusato - è densa, disgregante, pesante e compatta a un tempo. Una forza inumana, sotterranea nel vero senso della parola.
La potenza di tale approccio alla materia esoterica - sicuramente destabilizzante per coloro che non sappiano coglierlo intellettualmente e spiritualmente - sta nell'immersione dell'adepto nelle profondità elementari della sua psiche, che in un'epoca di perdizione essenziale come la nostra non può che impattare con estrema forza sulla condotta individuale. Ciò si palesa nella ricerca personale (ovvero in un processo costante e reale di autodistruzione e rigenerazione) del proprio Daemon, quintessenza del sé ricreato, fusione tra il "classico" Angelo Custode e il Totem demoniaco di svariate altre tradizioni. Un processo che si attua in Thagirion, la qlipha del Sole Nero, l'astro di mezzanotte che guida il cercatore della conoscenza  superiore, solare appunto, non più frutto del fasullo riflesso della luce intellettuale sul mondo fenomenico. Nell'oscurità bisogna scavare per annientare progressivamente la paura della morte - per morire quindi - e non più per fondersi in un'informe assoluto di beatitudine mistica, ma per riemergere da questo come una nuova creatura, forse in un nuovo universo, o in un nuovo Eone.

lunedì 2 giugno 2014

Città infinita e Ultimo uomo

Un altro legame primordiale, quello che legava gli uomini alla loro terra di origine e appartenenza, è venuto meno nello svolgersi dell'ultimo secolo: l'importanza del sentirsi sostanziati anche dall'essenza di quella che con le sue peculiarità è la terra di ognuno. L'uomo del Kali-Yuga è disidentificato e frammentato anche a causa del suo essersi estirpato dai luoghi caratteristici della sua particolare gente. Il proliferare di non-luoghi divorando la bellezza e la specificità annulla anche il senso. Il non-luogo è sradicato nei confronti del territorio, e allo stesso tempo, in virtù della sua disgraziata presenza fisica - asettica, anonima e isolata dal contesto circostante - ne deturpa la fisionomia più umana, basata ad esempio sull'utilizzo di materiali e di tecniche costruttive tipiche e locali.
La bruttura standardizzata di acciaio, cemento e asfalto omogeneizza il territorio impedendo all'uomo medio, di per sé già privo di iniziativa personale, di ampliare i propri orizzonti estetici e visivi, e quindi intellettuali. In questo senso si situa l'idiozia delle "ferie" massificate, delle masse che puntualmente, in dati periodi dell'anno, si riversano dalle infernali città-termitaio verso mete e luoghi prefissati di modo da "staccare" momentaneamente dall'orrida e meccanizzata routine lavorativa di ogni giorno.
La struttura stessa della metropoli infinita odierna, "città lineare" senza limiti, distesa spesso poco funzionale di grigiore e banalità, limitando la visione di orizzonti di bellezza e di eterogeneità, porta ad una mancanza di impulsi orientabili al sovrasensibile o comunque all'extra-umano, il che è una importante condizione preliminare all'accesso a stati più spiritualizzati dell'essere.