venerdì 8 giugno 2012

Propaganda esoterica I


Tra i diversi significati della pratica, importante considerare anche quello dello sforzo continuo che bisogna operare per cambiare dalla propria interiorità la percezione che si ha dell'esistenza- o di quella che definiremmo “realtà”. Creare un proprio cosmo che sia personale e impersonale nel medesimo tempo, senza rischiare di sconfinare nel cosiddetto “patologico” dovuto all'eccessiva oggettività da un lato e soggettività dall'altro. Una serie di esercizi orientati in questa direzione sono già stati concepiti (come ad esempio la classica “pratica del rasoio” di Crowley), ma ovviamente in una quotidianità come la nostra, eseguirli può essere quantomeno difficoltoso; ma già il fatto di pensarci di provare a farlo può essere comunque utile nell'ottica di una frammentazione controllata della propria “personalità”. Più nello specifico, si tratta di cercare di estirpare gradualmente non la mente in sé, quanto lo “stile di pensiero” di cui si è sostanziati, il quale struttura il reale intorno a noi nei modi che gli sono propri per il contesto storico, sociale, culturale etc dell'epoca attuale. Questo è dal mio punto di vista un lavoro magico. Fare terra bruciata dell'ossessività intellettuale contemporanea per una percezione diversa, forse più antica, sicuramente più completa, del manifestato e non. In questo senso si rende urgente e indispensabile la pratica costante, prima che giunga l'inevitabile fossilizzazione dell'identità personale impostaci dallo stile di pensiero contemporaneo, del quale siamo allo stesso tempo creatori e soggetti passivi. Fuggire come la peste la speculazione e le teorizzazioni (leggasi “masturbazioni”) psicologiche; non porsi limitazioni nell'attraversare i deserti abissali di questa era per rifondare la propria esperienza su questo pianeta.

sabato 14 aprile 2012

Frammenti onirici 5 - Una gita fuori porta

Trascrivo quest'ultima esperienza per fare alcune osservazioni a proposito della natura del piano astrale e della sua forte compenetrazione con la sfera del sogno.
Direi che si tratta in sintesi di una sorta di uscita astrale sognata, perché il mio livello di consapevolezza della stessa è stato sufficientemente alto solo nelle sue fasi iniziali, dopodichè sono come scivolato in una regione assolutamente ignota e inconsueta di un sogno (parlo di "sogno" solo da un punto di vista intuitivo; le sensazioni che ho provato in quest'ultima parte dell'esperienza non sono infatti per nulla identificabili con quelle solitamente presenti nei miei sogni, anche in quelli più strani e oscuri).
Per prima cosa, ho fatto dei sogni fortemente carichi di connotati sessuali, con abbondanza di donne etc. Questo è importante, perché credo che per questo genere di esperienze l'energia sessuale sia un fattore di propulsione e di magnetizzazione (sephira Yesod).
A un certo punto, in un sogno, rimango solo con una donna, in una specie di giardino. Essa è alle mie spalle, e mi sta toccando dolcemente la schiena. Allora io,girandomi, tento un approccio più "diretto", ma lei mi ferma. Allora le volgo nuovamente le spalle. Ora, lei si trova ancora dietro di me, ma io nel frattempo mi rendo conto in qualche modo di trovarmi nel mio letto (credo, ma non ne sono sicuro, di averlo "visto" astralmente per qualche istante). La ragazza dietro di me diviene allora una forte presenza energetica estranea, di natura ipnagogica. Capisco che è il momento giusto, e iniziando a controllare la respirazione, esco piuttosto agevolmente. Non vedo nulla, ma sento chiaramente la sensazione di ascesa astrale. Decido quindi di approfittarne continuando a salire indefinitamente, e in questi momenti, molto probabilmente a causa del fatto che sentivo solo la sensazione di salire senza però riuscire a vedere nulla, è cominciata quella strana esperienza di cui ho accennato all'inizio, accompagnata da un calo della mia consapevolezza e volontà nei confronti di ciò che stava succedendo. Il fatto è che dopo un pò mi sono ritrovato nello spazio profondo. Finalmente potevo vedere: il buio era assoluto e potevo osservare migliaia di stelle brillare lontanissime e pallide intorno a me. In quel momento non "salivo" più, ma procedevo dritto verso l'infinita oscurità cosmica... Mi sembrava di percorrere milioni di kilometri al secondo. Ho visto e superato galassie tremendamente distanti e ammassi gassosi di uno strano colore rosso sangue. Su tutto predominavano le tenebre e la consapevolezza dell'immensità indescrivibile eppure reale di quell'universo...la cosa più positiva è che tutto questo non sembrava affatto un semplice prodotto onirico, difatti non provavo particolari sensazioni nei confronti di ciò che vedevo, e il senso di realtà di questo era vivido.
Alla fine sono giunto in un remoto sistema solare, e ho trovato un grande e ignoto pianeta roccioso, privo di atmosfera, sul quale mi sono fermato. La sua superficie era desolata e morta, il colore delle sue rocce un grigio scuro, ferroso,e tutto era ben visibile grazie alla luce della stella che illuminava il pianeta. Da questo punto in avanti non ricordo più nulla: credo molto probabilmente di essere sprofondato definitivamente in un sogno.

mercoledì 29 febbraio 2012

In the Kingdom of the Blind the One-Eyed Are Kings

Una notte senza luci e senza luna affonda nell'oscurità ogni sentiero e solo tramite l'intuito un viaggiatore può orientarsi, correndo comunque il grave rischio di perdersi nel profondo delle selve o di cadere in un qualche baratro negato ai propri sensi.
Oggi spiritualmente non si vede al di là del proprio naso. L'unicità totalizzante delle forze economiche si riflette dappertutto abbagliando sempre di più le enormi masse di termiti umane che nel frattempo, in preda a questo frenetico piacere, devastano la terra.
La cultura è una grande prostituta, la Babilonia dell'opinione.
Viversi, esperire la propria manifestazione è diventato oltremodo faticoso. C'è troppa umanità, e l'introspezione individuale ne viene schiacciata: i risultati di questo sono sotto gli occhi di tutti. In questo senso solo chi è in grado di mediare in modo efficiente tra l'intelletto regolatore e la sensibilità quale "guida sotterranea" può dedicarsi coscientemente alla ricerca dei possibili spirituali. Lasciarsi infatti trascinare da una parte o dall'altra comporta il rischio di cadere nell'eccessivo razionalismo della filosofia, del tutto o quasi fine a sè stesso, o nell'assoluta mancanza di obiettività e nella dispersione di forze bene espresse dalle modalità di porsi delle odierne "confraternite", "sette" , "fratellanze" e così via.
Un problema fondamentale si pone nell'individuare chi, nel clima di oggi, possa intraprendere una ricerca sensata. Si tratta di una via assolutamente individuale e solitaria, in quanto a mio avviso l'uomo odierno viene spiritualmente castrato già dalla nascita. Questa castrazione si riflette nella femminilizzazione della società, e di conseguenza delle forme che la sfera spirituale assume: passività e limitata profondità intellettuale. Altro aspetto ripugnante è la commercializzazione di ciò che concerne tutto ciò, con l'ovvio risultato della proliferazione di opinioni confuse e prive di valore. Si è giunti ad una condizione nella quale è possibile comprare tutto, e questa commercializzazione e questo svilimento identitario di dottrine spirituali coinvolge necessariamente anche chi è alla ricerca di una certa purezza di prospettive, sempre più difficile da identificare.
L'uomo di oggi, lacerato nella sua essenza, necessita di una lunga e faticosa introspezione prima di poter affrontare qualsiasi tipo di ricerca in modo davvero consapevole. Credo che si debba avere una buona coscienza della dolorosa condizione di oggettiva sofferenza dell'essere umano, prima di poter sperimentare un approccio attivo e consapevole nei riguardi della sfera spirituale; un percorso del genere non può che essere affrontato grazie all'impulso totalizzante della propria individuale interiorità. Questo permette di non porsi limiti psicologici di sorta. Essere scarti del Mondo aiuta ad attraversare con una ben diversa consapevolezza le regioni della notte...
Perché le tenebre affascinano? Perché oggi come oggi non c'è più alcuna luce da avvicinare. Mi sembra più naturale, per un uomo che vive in una tale situazione storica, avere più affinità con ciò che del manifestato appare come oscuro e nascosto. In questo senso la prorompente forza disgregatrice che frantuma il reale di oggi (e che, nel bene o nel male, accomuna le vicissitudini e le esistenze di tutti gli uomini più introspettivi) può costituirsi quale mezzo di propulsione valido per inoltrarsi "senza timore" sui sentieri più nascosti e isolati dello spirito e della sua storia. Nel nostro contesto, può trattarsi semplicemente di una questione di comodità...
Schiacciare la propria esistenza tra gli ingranaggi del Consumo è una prospettiva troppo rivoltante; molto meglio sporgersi comunque,in un modo o nell'altro, sui propri abissi, e forse arrivare a conoscerne il reale fondo.

lunedì 26 dicembre 2011

Analisi

1
un tempo sentivo l'odore del bosco in modo molto diverso. e il sapore del sangue nel freddo imminente dell'inverno, la rivolta giovanile contro la vita, votata alla morte velata dei suoi aspetti più sotterranei.
è passata una bella epoca. la coesistenza con il nulla mi assillava già da tempo... e con essa, il problema del fallo, contrastato dalla ricerca delle lacerazioni immediate del dolore genuino, quello che derivava dalla Lotta.
un rapporto mutato con la mia intelligenza, e forse il progressivo stagnarsi metabolico della mia sensibilità, oltraggiata sicuramente da anni di abusi, hanno sfaldato poi questo stato di cose, come un ciocco di legno sul fuoco che annerisce e si indurisce prima della disgregazione nella cenere.
l'altro giorno in università, preso dai miei pensieri, arrivando in bagno e vedendomi all'improvviso riflesso allo specchio mi sono reso conto di avere anche un corpo. io credo che la dissociazione da me stesso sia un processo legato al mutare delle età.  detesto chi non ha superato la visione materialistica del corpo come chi l'ha superata, in modo più frequentemente fallace. osservare il proprio organismo quale macchina: una masturbazione egoica contraddittoria ma utile se condotta con una certa capacità di non temere sé stessi.
mi ritrovo sull'orlo degli anni ormai passati e in procinto di essere dimenticati, e sento la necessità di arginarmi prima della caduta.

2
ricordo i primi contatti con l'assurdo, poco meno che adolescente, sempre in seno a un esercizio spirituale che faceva della depersonalizzazione il suo metodo più o meno conscio. notti lucide e ormonali, influenzato dalle qualità stranianti della Natura e delle manifestazioni umane. ho sempre letto molto, e di conseguenza tendevo sempre a rivestire il reale di tessuti immaginari. questa è una cosa imprescindibile: l'interpretazione delle cose è marchiata immancabilmente e profondamente dalla propria psicologia. per questo, non credo di essere mai stato grossolano a causa di moti effettivamente originati da una mia volontà. mi è sempre stato connaturato l'istinto di imitazione. il momento determinante, che vivo tutt'ora, è il rendersi conto di come e quanto questo meccanismo agisca nella mia personalità. per me è questo il reale fondo del detto "l'uomo è un animale sociale"...  anche ciò che sto scrivendo in questo momento non è che il risultato di tutto ciò.

3
mi si pone davanti fondamentalmente quella che per la maggior parte dei miei contemporanei non è altro che la possibilità di rimandare sè stessi continuamente a data da destinarsi: la scelta della consapevolezza. è un processo perpetuo, dal quale non ci si può sottrarre. il mio senso dell'abuso di ogni cosa non è contrario ad esso, ma una scappatoia sicura dalla noia. chiariamo che la "consapevolezza" non è una sostanza cognitiva, ma qualcosa che scivola melmosa al di sotto della superficie mentale, percepibile ma raramente afferrabile, un sentimento di mancanza continuo, che si tinge di vari colori a seconda delle situazioni esistenziali (anche negli stati onirici). mi sto raffreddando ed inaridendo via via che avverto il progressivo distacco tra la consapevolezza e le altre parti del mio essere. questo stato di cose non corrisponde a una maggiore lucidità, ma anzi all'opposto, in quanto è il mio "io" ad allontanarsi da essa, come se "io" e "consapevolezza" fossero due enti tra loro sempre più indipendenti e distanti. ed ecco che forse ho svelato anche il segreto della mia temporalità...

4 ai non-lettori
mi rendo conto di scrivere in modo ripetitivo e colloso (e con una punta di saccenza) di cose soggettive e incomprensibili ai più. un giorno, forse, avrò voglia di esplicitarmi meglio a riguardo. purtroppo ho perso il linguaggio da qualche parte, qualche anno fa. il fatto è che tendo a non ingrassarmi di concetti, fisiologicamente: assimilo poco, e il resto finisce nel cesso.

http://www.youtube.com/watch?v=3QoWdrY7zQg

martedì 1 novembre 2011

Chiarimenti per Parenti (e non)

Qualche prematuro appunto ordinatore sul mio approccio all'esistenza.

-Sto cercando di approdare ad una condotta di vita apparentemente scontata nel clima di quest'epoca: quella della scelta.

-Nel regime democratico, la "libera scelta" non è altro che scelta del più facile per la maggior parte degli individui. La mia posizione è un quesito costante sgorgante dalle profondità del mio essere: in questa condizione nulla può essere mai dato e preso in modo sconsiderato.

-Oggi come oggi, mi trascino dietro la mia esistenza come un'appendice della mia coscienza annebbiata dal caos dei miei giorni.

-L'affettività sessuale è per me il carnevale dell'eiaculazione: non pretendo orgie cellulari nè fusioni dello spirito in seno all'onnipotenza della vita. Citando Caraco, un mondo oggi agognabile è un mondo di sodomiti e onanisti, e per ora sono parte integrante della seconda schiera.

-Del resto, sono palesemente contrario al banale manifestarsi della vita umana, laddove questa sia più o meno coscientemente Voluta; e forse questo mia natura si rinviene negli stessi lineamenti della mia carne: è normale quindi che alle donne, e non solo, appaia come un idiota senza anima o una sorta di spettro in vita, e tendano di conseguenza a evitarmi.

-In realtà, schifo anche le puttane: questo perchè tendo ad idealizzare ogni attrazione sessuale attraverso l'immaginazione e l'irreale. L'unica unione sentimentale che posso concepire prevede la totale dissoluzione della mia volontà al di sotto di quella di Lei; l'inevitabilità del sacrificio seminale-spirituale ai piedi della sua selvatica, vitale divinità.

-Il principio della scelta si riflette anche nel mio recente vegetarianesimo. Se le decisioni e le azioni riguardanti la vita e la morte di un animale spettassero solo ed esclusivamente a me (allevamento, abbattimento, macellazione, etc) potrei anche pensare di cibarmi della sua carne. Ciò che detesto è la dimensione industriale, meccanizzata, nascosta che ha assunto l'allevamento di animali "da macello" (o meglio, "macchine da carne") in questo ultimo secolo. Nel mangiare animali oggi non si opera una scelta pienamente consapevole, perchè si scinde l'immagine della carne commestibile in sè dalla fonte orrorifica, disumana della sua provenienza.

-Non ho particolare interesse per ciò che riguarda il mio "futuro" professionale: mi pare che un aspetto della "libertà" di cui gode l'uomo post moderno sia la sua identificazione individuale con il proprio lavoro. Ogni frangente della realizzazione individuale, così come concepita oggi, è volto all'acquisizione di una professione o di un impiego socialmente standardizzato. Un'ottica impiegatizia e "produttivizzante" dell'esistenza che preferirei non avere tra i piedi.  Le masse universitarie accampano troppe fastidiose pretese di "crescita" (la prospettiva non cambia) personale e non, per il futuro. Ma l'unica cosa che rimane da augurarsi a mio avviso è la decrescita, in ogni senso.

-L'azione massificante del denaro si muove e trae forza dal Sociale; la mia unica risposta e aspirazione si trova nella spiritualità soggettiva. Non so se e per quali vie questa si potrà manifestare. La vicinanza con la morte è inevitabile. Bisogna scegliere tra questa e la noia dell'eccesso di vita che si subisce ogni giorno, soggettivamente e non.

domenica 9 ottobre 2011

Cospirazioni - in risposta a R.

L'essere immersi in una data epoca fa sì che individualmente la propria manifestazione esistenziale si strutturi su ogni livello (o quasi...) attraverso le modalità insite al momento storico stesso. Questo comporta il fatto che ciclicamente si vadano a ricreare, seguendo diverse possibilità, gli stessi apparati sovra-sociali (intendendo come "società" il senso più basso delle relazioni che si vanno a instaurare tra gli indvidui).
Il nostro tempo, la cui immagine si configura sempre più come quella di una sorta di tecno-termitaio inumano e pullulante, ha visto aprirsi dinanzi all'uomo la voragine del nulla e della totale dissoluzione del senso. Questa reazione epocale è causata da un insieme vario di fattori storici e culturali che si situano ben al di là delle poche centinaia di anni che ci separano dai movimenti rivoluzionari e popolari della fine del Settecento, e che personalmente vorrei arrivare prima o poi a comprendere nella loro totalità. Da questo punto di vista, ovvero quello miope datoci dalla nostra frammentata "realtà" esistenziale d'oggi, ha pienamente ragione chi suppone che lo stato di cose entro cui rimane isolato l'individuo-merce odierno possa apparire come una cosa voluta e pianificata da una qualche misteriosa presenza al di sopra degli schemi "normali" dei poteri civili e politici, e in grado di decidere le sorti della storia. Ma il problema è appunto che tale visione è indissolubilmente correlata agli apparati-base dei sembianti culturali e sociali che ci compenetrano dal momento in cui mettiamo volenti o nolenti piede su questo pianeta in questa data epoca storica. Rimanerne vincolati è la cosa più logica, "normale", soprattutto perchè per sfuggire ad essa si rende necessario, oggi, un lavoro spirituale autonomamente "contro" alla sua stessa natura, lavoro immenso e quanto mai distruttivo per l'individualità-merce che oggi si è. Una urgenza avvertita da pochi, e portata alle sue estreme conseguenze da quasi nessuno.

Tornando alla Cospirazione, in poche parole credo che l'abisso soggettivo che pone oggi l'uomo davanti alla prospettiva della propria morte delinei i contorni, in assenza di altre possibilità più tradizionalmente definibili come affini alla sfera dell'ignoto, di una entità bene o male definita (come lo è tutta la mitologia della cospirazione), ma comunque CONOSCIBILE, che si assuma questa responsabilità omicida nei confronti del singolo e della collettività (chemtrails, vaccini, haarp,etc...). L'insieme dei nostri terrori ancestrali prende forma quindi negli aspetti più oscuri e nascosti della tecnologia e della scienza, che da servitrici dell'uomo divengono sue torturatrici dai meccanismi incomprensibili. Come linea di condotta generale, si tratta di non confondere la causalità storica con le fantasie pseudo fantascientifiche su base cospirazionista le quali essendo appunto più facili, hanno ovviamente molto più seguito tra le masse dei "contro informatori" e dei paladini quanto mai disprezzabili del "libero pensiero", della "vera democrazia" etc che si assumono l'epica responsabilità di affrontare le "forze del male" di quest'era per liberare l'uomo dalla sua schiavitù e così via. Colgo l'occasione per ribadire il mio totale assenso, tra l'altro, verso una politica anche nascosta che punti alla riduzione della popolazione e dell'incremento demografico. Sul perché di questa posizione non credo sia necessario dilungarmi.

mercoledì 28 settembre 2011

Qualcosa sul Viaggio

Ricercare la "nuova prospettiva culturale", il diverso e il nuovo tramite il viaggiare, nel momento in cui ciò significa l'assistere o ancora peggio il partecipare ai deja-vu delle relazioni sociali che in tale occasione si verranno a creare, mi pare assai infantile e superfluo. Questo per il fatto che ciò a cui si va incontro non è altro che una "diversità" esistenziale fasulla, celata da sembianti sociali che oggi si possono ritrovare identici, sotto false spoglie, ai quattro angoli del globo. L'alterità inquietante dello Straniero è scomparsa tra le mascherate della "multiculturalità" il cui fondo assoluto è il medesimo nulla. Il viaggio si muta quindi anch'esso in una droga che possa in qualche misura arginare il dilagare del non senso nell'esistenza individuale.

Comprendo in effetti la possibile utilità di un viaggio volto alla ricerca di atmosfere e intuizioni che non siano immediatamente accessibili alla quotidianità di un ipotetico insoddisfatto; ma non condivido ciò quando queste si connotano di tratti "troppo umani", di malcelate necessità di affetti, calore umano, etc.
Da questo punto di vista, il viaggio lo giustifico oggi qualora si presenti come una forma di esteriorizzazione di esigenze interiori più o meno coscienti, ma che abbiano sempre dei punti in contatto con il centro fondamentale del sè, che sempre spinge verso l'oltre in ogni direzione possibile, spiritualmente parlando; e non è viaggiando fisicamente che questo movimento si manifesta, se prima non ci si è denudati profondamente dinanzi a sè stessi.
Il viaggio come confino, esilio, ascesi.

Non ci può essere "ricerca spirituale" nel viaggio "sociale", perchè nella nostra epoca ogni approccio in questo senso è già dato nell'esistenza di ogni giorno e nei suoi modi di ramificarsi nell'io attraverso i mezzi che le sono propri; e l'incontro (o scontro) con l'Altro viene evitato, o meglio deviato, tramite le costruzioni mentali e culturali contemporanee, sfilacciate e massificanti. Anche il viaggio diviene prodotto di consumo, e nulla di più.

L'unico viaggiare che personalmente apprezzo è quello in grado in qualche modo di mettere alla prova il fondo reale delle proprie possibilità, e in questo senso fondamentale è la solitudine, sia del viaggiatore che della suo percorso e della sua destinazione. Essere fuori dall'umano per delinearsi nel proprio essere "realmente" umani: questo non significa necessariamente affrontare un regime militaresco di tappe forzate nel mezzo della tundra ghiacciata; ma ad esempio il portarsi al di là dei propri terrori anche nel bosco fuori casa, la notte, o il sopportare la fatica, il freddo e la solitudine dell'alta montagna, per scoprire reazioni sconosciute del proprio essere, che nel regime di piattezza metabolica e tecnologica attuale ci sono precluse.

Naturalmente non condanno la pigrizia, che come tutti gli altri caratteri umani (avidità, empatia, omosessualità, alcolismo, daltonismo...) è soggettiva. Bisognerebbe però testare su di sè questo genere di possibilità prima di escluderne l'efficacia psicofisica-spirituale a priori. Così come non ho dubbi, del resto, che non sia necessario testare il viaggio "sociale" delineato sopra per constatarne l'inutilità ai fini di una vera ricerca spirituale soggettiva, la quale sola, per ora, mi pare in grado di rendere la vita vivibile ai pochi che ne avvertono il richiamo pulsante, continuo e incessante nel proprio trascinarsi quotidiano.